Assai simile allo storione comune (Acipenser sturio), se ne differenzia principalmente per alcuni particolari:
il muso è molto più corto e tozzo (e questo è il carattere di più semplice rilevamento all'esame macroscopico)
il colore del dorso è più scuro e più brunastro
c'è un numero minore di placche ossee laterali lungo i fianchi
le dimensioni sono sensibilmente minori (fino a 200 cm di lunghezza, media 140 cm per 20 kg).
Riproduzione
Essendo una specie anadroma risale i fiumi per la riproduzione ma pare esistano popolazioni residenti in acqua dolce, ad esempio quelle del Po a monte della diga di Isola Serafini che pare si riproducano con successo nonostante sia loro precluso l'accesso al e dal mare.
Molti aspetti della biologia riproduttiva della specie restano oscuri.
In cattività gli storioni cobice non riescono a riprodursi in maniera naturale: è necessario usare prodotti ormonali per indurre la femmina a produrre uova.[2]
Alimentazione
La dieta è a base di crostacei ed insetti a cui gli esemplari maggiori aggiungono dei piccoli pesci.
Conservazione
La IUCN red list classifica Acipenser naccarii come specie vulnerabile[1].
La specie corre il rischio di estinzione a causa sia della pesca professionale (vietata da alcuni anni) che degli sbarramenti che impediscono la risalita. Anche l'inquinamento influenza negativamente la riproduzione della specie. È di particolare rilievo la sua conservazione in quanto il suo areale è ridotto e le principali località di riproduzione si trovano in Italia. Attualmente si sta sperimentando, con buoni risultati, l'allevamento e la reimmissione in natura di giovani esemplari.
La sua cattura e detenzione sono vietate su tutto il territorio nazionale.
Esemplari in cattività
Nell'Italia del nord vi sono numerosi esemplari conservati in acquari e in centri destinati alla riproduzione, tra cui: